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Sociologia e Psicologia

Facebook: Il potere dei social network

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Facebook: Il potere dei social network. di Michele di mauro

Un fenomeno esploso e che si espande nell’ultimo decennio, cresce a dismisura e raccoglie le informazioni di ogni individuo. Facebook è un vero colpo di genio nato dalla mente di un ragazzino, Mark Zuckerberg che poco più che ventenne mise in moto una vera rivoluzione del modo di comunicare. La storia è nota a chiunque soprattutto grazie alla cinematografia e agli old media (radio, televisione, stampa)  che hanno creato un vero boato spaccando le opinioni: chi urlava “al ladro” di identità e privacy e chi strillava “al miracolo” della nuova socialità. Ma chi è realmente facebook gli esperti della comunicazione e della psicologia hanno opinioni diverse…
Molti affermano che facebook ha finalmente dato la possibilità a chi aveva problemi di aggregazione sociale ad “avvicinarsi” al prossimo e abbattere le barriere spazio- temporali. Inoltre vogliamo mettere la possibilità di ritrovare i compagni d’infanzia perduti o ancora la possibilità di capire cosa piace e cosa non piace ad una persona semplicemente aprendo la sua bacheca? Sembrano esserci molti vantaggi a favore del tanto amato quanto odiato social network… ma la sua essenza e il suo potere d’azione si estingue in questi vantaggi? Quanti si sono chiesti qual è il prezzo da pagare per questi benefici? Per decifrare ciò che voglio dire in maniera molto semplice mi rimetto ad un parallelismo quasi banale, potremmo paragonare la comunicazione ad un pomodoro, prima che venissimo dominati da disinfestanti e OGM i pomodori potevano anche risultare più piccoli meno carini e col rischio di trovarvi qualche ospite abusivo all’interno… Eppure sfido chiunque a parlare con un over 50enne e chiedere la differenza tra gli enormi e splendenti prodotti odierni e le coltivazioni della loro gioventù. Si è persa la sapidità e il reale valore dei prodotti, con un conseguente aumento di valore dal punto di vista del costo. Ritornando alla nostra comunicazione cosa si è venuta a perdere? Si è persa l’essenza e la capacità di relazionarsi in modo genuino, questo trova rapida dimostrazione nel fatto che   comunichiamo in tutti i momenti della nostra vita e nei modi più disparati, anche quando non vogliamo comunicare.Gli abiti, la musica che ascoltiamo, i nostri disegni e la scrittura, anche quando scriviamo qualcosa di apparentemente insensato, sottoposta all'analisi di un occhio esperto comunica lo stato interiore dell'individuo. Questo ci fa capire che la parola non è l'unico mezzo per trasmettere un messaggio! Infatti anche quando conversiamo dobbiamo coprire due livelli di comunicazione, quello verbale e quello non verbale, perché il nostro interlocutore comprenda fino in fondo ciò che vogliamo dire.

Quanto contano le parole?

Poco! Molto poco come potrete vedere qui di seguito la comunicazione verbale incide sul messaggio solo per il 7%, contrariamente la comunicazione non verbale occupa ben il 93%.

 

 

Venendo al sodo i social network svuotano la comunicazione e noi perdiamo le piccole sfumature del tono di voce, della postura, della mimica facciale. Inoltre si perde il calore umano prediligendo uno sterile monitor …

NON SI E’ PIU’ CAPACI DI RACCONTARSI MA CI SI LIMITA A LASCIARSI RACCONTARE.

Ma ciò che ha fatto il successo dei social network e in particolare di facebook è in primo luogo il fatto di aver ripreso in maniera molto semplificata i rapporti umani. Può essere realmente complesso gestire le amicizie nella vita reale, mentre su facebook per vedere e accontentare tutti basta attivare o disattivare a proprio piacimento i contatti. Esprimere un parere?! Basta un click su “Mi piace” et voilà un complimento bello e confezionato che non esalta e non sminuisce nessuno, semplicemente perché il pensiero è serrato, non c’è modo di sbagliare perché c’è facebook che pensa per noi. Quindi seppur banali e sintetiche queste mie righe spoglie vogliono intendere che con la modernità offerta da internet le relazioni non si sono semplificate ma si sono spogliate nel loro senso profondo rimanendo seppur simili dal punto di vista della forma, impoverite nell’ottica del contenuto, siccome muoversi tra le relazioni umane è come danzare in una cristalliera, face book risulta come situazione di comodo la via più semplice da percorrere. Ricordando Freud, egli diceva: “Il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensì ciò che è reale” (Der Dichter und das Phantasieren, 1908 ) i social network non sono nient’altro che il gioco che ha investito la vita rendendo ciò che è accaduto in una piazza virtuale tanto importante quanto ciò che è avvenuto su una piazza reale. La differenza è sostanziata dal fatto che trovarsi dietro ad un monitor rende le persone più disinibite e immancabilmente, per dirla in termini psicoanalitici, le perversioni presenti nella piazza virtuale finiscono per sfociare nella vita reale, quello che è nato come un gioco si meticcia con la quotidianità. Perdendo di vista il limite tra il vero e il falso ciò che era la maschera, pura creazione del gioco come l’essere altro da sé, diviene avida impadronendosi dello stesso ruolo del creatore dell’idea. La maschera conclude col divenire personaggio stesso lasciando all'ideatore l'oblio. Si sa ogni cosa ha il suo prezzo,

tu quanto sei disposto a pagare?

Michele di mauro