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Arte

L’emblema, il Geroglifico, L’impresa nelle Arti Figurative

Postato in Arte

di Maria Rosaria Salvatori 

Nel campo dell’arte vari furono i pittori che trassero ispirazione dai geroglifici: il Pinturicchio ( Le Stanze Borgia); Leonardo (vari schizzi); il Mantegna (Trionfo di Cesare); Durer (nella xilografia raffigurante l’Imperatore Massimiliano circondato da animali simbolici). Ma fra tutti primeggia Tiziano, nella cui “ Allegoria della Prudenza “  ( fig. I ), datata tra il 1560 e il 1570, traspare tutta la magnificenza  dell’ultima maniera.

L’Allegoria della Prudenza è l’unica opera di Tiziano che presenti un vero e proprio motto o titulus: 

EX PRAETERITO                         “ Dal passato il presente                

PRAESENS PRUDENTER AGIT        agisce prudentemente per

NI FUTURA ACTIONE DETURPET    non compromettere le azioni future.” 

           Infatti il pittore si limita a scrivere soltanto la sua firma o il nome del modello ( nell’ipotesi di un ritratto ) sull’opera. Le parole preterito, praesens e futura simboleggiano  l’età e il tempo in generale; nella parte figurativa, la vecchiaia rappresenta il passato ( nel profilo di un vecchio volto verso sinistra ) ; la maturità indica il presente ( nel ritratto frontale dell’uomo maturo ) ; la giovinezza il futuro ( nel volto di un giovane imberbe volto verso destra ).

            Le forme del tempo in generale sono messe in rapporto con la prudenza, o meglio con le sue tre facoltà psicologiche : “ la memoria “, che ricorda il passato; “ l’intelligenza “, arbitra del presente e “ la previsione “, che precede il futuro.

Figura 1 – Tiziano Allegoria del tempo e della prudenza

Questa tripartizione della prudenza venne raffigurata nell’arte del Medioevo e del Rinascimento sotto la forma di un ecclesiastico che maneggiava tre libri con opportuni ammonimenti.

Ma esiste un’altra tradizione iconografica secondo cui la Prudenza viene rappresentata come una figura con tre teste ( Figura 2 ).

                                                                               

Questa tradizione si fa risalire alla scuola del Rossellino, ove oltre ad un volto frontale che simboleggia il presente, appaiono un volto di giovane girato verso destra ( che rappresenta il futuro) E uno di vecchio,  volto verso sinistra ( che mostra il passato ).

Le figure umane nella figurazione del Rossellino fanno supporre che Tiziano si sia ispirato ad una tradizione artistica occidentale del XVI secolo.

Per ritrovare la triade della figura zoomorfa bisogna risalire al mondo delle religioni egizie, un mondo misterioso, che scomparve con il Medioevo cristiano ed ebbe un ritorno in auge verso la metà del 1300, con gli inizi dell’Umanesimo Rinascimentale.

Già nella tradizione egizia troviamo un mostro tricefalo, cinto da un serpente, che presenta una testa di cane, una di lupo e una di leone, le stesse tre teste che ritroviamo nel dipinto del Tiziano.

Questo mostro è l’elemento più caratteristico che accompagna una delle divinità maggiori dell’Egitto ellenistico: Serapide, la cui statua si ammira nel santuario Serapeion  ad Alessandria.

Nella moneta vediamo Serapide in trono , con atteggiamento divino,  con lo scettro in mano e il modus ( il moggio, una misura del grano ) in capo. Nessuno è in grado di spiegare il  significato della figura tricefala mostruosa. Alcuni ipotizzano sia, poiché Serapide svolgeva  la sua carriera come divinità  del mondo ctonio, una versione egizia del Cerbero di Plutone, con due delle tre teste di cane del Cerbero, sostituite da teste di divinità indigene.

Oltre all’interpretazione che ne diede l’Oriente ellenistico, conosciamo il significato latino occidentale che si deve ad un alo funzionario e letterato romano: Macrobio ( 399 e il 422 d.c. ). Egli non solo descrisse l’immagine del mostro tricefalo ma la interpretò affermando che: “ gli egizi aggiungono alla statua di Serapide la figura di un animale a tre teste, delle quali la centrale e maggiore, di leone; a destra si vede una testa di cane che cerca di blandire con una espressione mansueta, mentre la parte sinistra del collo termina con la testa di un lupo rapace; e un serpente lega queste tre forme animali con le sue spire, tenendo la testa rivolta in basso verso la mano destra del Dio che ammansa il mostro.

La testa di leone, così indica il presente, la cui condizione, tra il passato e il futuro, è forte e fervida di azione presente; il passato è indicato dalla testa di lupo, poiché la memoria delle cose che appartengono al passato è divorata e cancellata e l’immagine del cane che blandisce indica gli eventi futuri la cui speranza, benché incerta, ci appare sempre attraente “.

Macrobio interpretava ovunque il tricefalo come un simbolo del tempo; era convinto che le   divinità  pagane e in particolare Serapide erano divinità solari con nomi diversi; Serapide e il sole erano una sola natura.

 

L’immagine del serpente che tende a divorare la propria coda, era simbolo del tempo perorando ancor più le tesi di Macrobio.  

 

La triade zoomorfica  era così equivalente a quella antropomorfica, secondo l’alto funzionario romano, e permetteva scambi e combinazioni reciproche, tanto più che il serpente rappresentava il comune denominatore per il tempo e la prudenza.

Dopo più di 9 secoli, per opera del Petrarca nel canto III della sua “ Africa “, il tricefalo, animale descritto descitto e interpretato da Macrobio,  rientrò sulla scena della letteratura e della figurazioni occidentali con Apollo al posto di Serapide

Apollo non era solo divinità solare ma anche capo delle Muse e protettore degli indovini e dei poeti, che grazie a lui “ sanno tutto ciò che è, che sarà, che è stato “.

A chi è a conoscenza dell’immagine originale di Serapide, la figura zoom orfica suggerisce l’idea di un quadrupede con tre teste al quale fa da collare il corpo di un serpente.

Il lettore della descrizione petrarchesca si convince che si tratti di un mostro con tre teste sopra un corpo di serpente.

Il rettile con tre teste venne alla luce anche a molti artisti del Quattrocento e solo nel corso del Cinquecento Giovanni Stradano, con l’aiuto di documentazioni antiche, rese alla figurazione tricefala il suo originale corpo canino.

                          

6 aprile 2011