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Arte

Il pensiero simbolico e allegorico nella cultura del rinascimento e del barocco

Postato in Arte

di Maria Rosaria Salvatori

   

 Geroglifici Egizi

Il modo di pensare allegorico fu molto abituale nel '500 e nel '600. Gli emblematisti non fecero che attingere a piene mani nella liquidazione del Thesaurus medioevale (1).

Thesauro medioevale

In questo clima si giustifica la voga geroglifica, che bastava a dare un aspetto nuovo a cose vecchissime: invece di mettere nuovo vino in vecchie bottiglie, mettevano vecchio vino in bottiglie nuove.
Paolo Giovio (2) ricorda nel " Dialogo dell'impresa " che i requisiti per una ben fatta impresa sono cinque:
1) Che vi sia giusta proporzione di corpo ( figura ) e d'anima ( motto );
2) Che non sia tanto oscura da aver bisogno della Sibilla per interprete, nè tanto chiara che ogni plebeo la possa intendere;
3) Che abbia bella vista, cioè rappresenti cose gradevoliall'occhio, come astri, fuoco, acqua, alberi, strumenti,   animali,uccelli fantastici;
4) Che non vi compaia la figura umana;
5) Il motto che ne è l'anima sia di una lingua diversa dall'idioma di colui che compie l'impresa ( perchè il sentimanto sia   coperto ) e che il motto sia breve, ma non tanto da sembrare oscuro e dubbioso.

Se gli emblemi dapprima risposero al desiderio di combinare varie arti in un'espressione complessa, nel Seicento apparvero mirabilmente atti a rendere quel che gli uomini di quel tempo sentivano di fronte all'universo.
I Secentisti invero vedevano l'universo sotto specie d'argutezza e traevano misteriose arguzie dagli aspetti del cielo e della terra; arguto era il linguaggio delle piante e degli animali, arguto era il linguaggio di Dio.
Per il Secentista il cielo era quindi " Un vasto ceruleo scudo, ove l'ingegnosa creatura disegna ciò che medita, formando eroiche imprese e simboli misteriosi ". (3)
" Le formidabili arguzie e simboliche cifere della Natura, avendo la saetta per corpo e il tono per motto ", tutto era per lui sogno, mostro, oracolo, equivoco.

Alla fine del '600 e ancor più del '700, la letteratura emblematica andò peggiorando di qualità specie nell'apparato figurativo. Anche il pubblico cui gli emblemi si rivolsero divenne sempre meno scelto.
nell'800 la voga degli emblemi fu coinvolta solo da ritardatari, quasi esclusivamente inglesi, con scopo educativo; ma i libri d'emblemi cominciarono ad essere ricercati dai bibliofili, specie gli emblemi del '500 per la bellezza della incisioni.
La conoscenza degli emblemi, delle imprese e dei geroglifici, iniziò a diffondersi in Europa a partire dal 1505 per mezzo di un libro ( di autore non identificato ) scoperto da Horapollo.(4)

    

Horapollo

Occhi Dio Horapollo

Il libro era esclusivamente dedicato a una descrizione dei geroglifici enigmatici, che so credeva rappresentassero idee anzichè lettere, e tali idee furono ritenute espressioni di della saggezza segreta custodita dai sacerdoto egizi, che solo gli iniziati potevano decifrare. Venne così a crearsi una tradizione falsa, che se da un lato ritardò di parecchi secoli la decifrazione vera e propria dei geroglifici, fu d'altronde fertile di sviluppi " emblematici " nel campo letterario e artistico.

Quindi a causa di vari fattori: di gusto (culto della metafora ), di moda portata dai rivolgimenti storici ( le invasioni francesi in Italia ) (5) nonchè di speculazione erudita ( la falsa interpretazione dei geroglifici), i geroglifici egizi concorsero appunto a quella formazione di un repertorio emblematico nel campo della letteratura e dell'arte che fu uno degli aspetti più cospicui del concettismo secentesco.
In campo letterario i testi che iniziarono una lunghissima serie di pubblicazioni in questo genere letterario emblematico furono i trattati dell'Alciato e del Giovio.

" L'Emblematum liber " del giureconsulto Andrea Alaciato apparve in prima edizione ad Augusta ( Augsburg ) nel 1531.
La parola emblema fu tradotta dall'Aliciato in " Opera musiva " e in questo senso la si trova nella " Hypnerotomachia " (6)
di Polifilo pubblicata a Venezia nel 1499, ove ricorrono parecchie invenzioni geroglifiche moderne e figurazioni simboliche.

Famosa tra esse la cosidetta " Moneta di Tito " in cui compare un delfino avviticchiato all'ancora con il motto " Semper festina lente ".

  

" Moneta di Tito "

L'hypnerotomachia risentì dell'influsso di Leon Battista Alberti, che nel trattato dell'architettura parlò di geriglifici, ed ebbe a sua volta grande influsso sull'origine della moda degli emblemi.

 

Leon Battista Alberti

L'Aliciato dichiarava " Le parole contrassegnano, le cose sono contrassegnate ". Ma anche le cose contrassegnano, come i geroglifici di oro (7) e di Cheromone, (8) e a prova di ciò è stato pubblicato questo libro il cui nome è " Emblemata ".

 

Gli Emblemata

Nel 1517 Filippo Fasanini tradusse in latino gli Hieroglyphica di Horapollo parlando delle applicazioni pratiche, decorative, dei geroglifici, come farà poi l'Aliciato nella successiva edizione del 1551 degli Emblemata, ( dove mostrava che uso può farsi degli emblemi per l'ornamento degli arredi, vesti, pareti, ecc. ).
Alla diffusione dei geroglifici giovò anche l'attività di Fra urbano Valeriano Bolzanio, che ebbe contatti con Giovanni dei Medici ed altri umanisti.

Hypnerotomachia Polifilio

Note:

(1) L'egittologo Erman nel 1897 lanciò la proposta di compilare il " Thesaurus " della lingua   egiziana. Furono copiati e collazionati con il massimo scrupolo tutti i testi notevoli editi ed inediti. Enciclopedia Italiana, vol. XVIII, pag.591,  col.d, voce retorica " Egittologia ".
(2) Paolo Giovio " Dialogo delle imprese militari e amorose " Roma 1955. Enciclopedia Italiana, vol. XVIII, pag. 938, col. a,     voce retorica " Impresa ".
(3) Questa citazione e l'altra che segue sono tratte dal " Cannocchiale Aristotelico ", Venezia 1655, Enciclopedia Universale     dell'arte, vol. IV, pag. 796, col.b, v. ret. " Emblemi ".
(4) Horapollo " Hieroglyphica " è un catalogo commentato di simboli e segni dell'antica scrittura egizia, compilato   probabilmente da un drammatico del tempo di Teodosio II. Enciclopedia Universale, Arte, vol. XII, pag. 495, col. b, voce   retorica " Simbolo e allegoria ".
(5) Al tempo della spedizione di Luigi XII la fantasia di alcuni letterati italiani fu colpita dai costumi dei francesi di    decorare d'imprese vesti, cappelli e bandiere. Vedi cit. dell'Enc. Italiana, Vol. XVIII, pag 938, col.a, voce retorica
    " Imprese ".
(6) Hypnerotomachia di Polifilo di Francesco Colonna, edita da Mannuzio nel 1499, Enciclopedia Universale dell'Arte, vol. XII, col.b, pag. 495, voce retorica " Simbolo e allegoria ".
(7) - (8) Oro e Cheremone, filosofi e grammatici del I secolo d.c. Enciclopedia Universale dell'Arte, vol. V, pag. 573, col.    a, vove retorica " Oro ". Enciclopedia Italiana, vol. II, pag. 167, col.c, voce retorica " Cheromone ".

Polifilo le 3 porte

11 aprile 2011