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Arte

Pierio Valeriano

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Vita di Pierio Valeriano da Bolzano di Belluno

di Maria Rosaria Salvatori

La scoperta degli " Hieroglyphica " di Horapollo nel 1419 accese un notevole interesse per la cultura egizia e per tutto ciò che sapeva di emblematico. Fu appunto  sotto l'influsso degli " Hieroglyphica " che nacquero innumerevoli libri di simboli, alla cui serie appartengono gli " Hieroglyphica " di Pierio Valeriano del 1556.
Valeriano, pseudonimo del letterato italiano Giampietro Bolzani ( Belluno 1477 - Padova 1560 ).
Visse a Roma e a Firenze e fu maestro di Ippolito e di Alessandro de' Medici; compose poesie latine, si occupò di antiquaria e di filologia, scrisse il " Cantarenus sive de litteratorum infelicitate ", in cui attraverso vari esempi volle dimostrare che gli uomini di lettere sono tutti infelici.
Intervenne nella questione della lingua con il " Dialogo sopra le lingue volgari ", composto probabilmente nel 1524 ma pubblicato soltanto nel 1620.
Gli " Hieroglyphica " che Pietro scrisse nel 1556, è una eccellentissima opera sui geroglifici o sui sacri significati delle lettere degli Egizi e d'altre antiche genti, con " interpretazioni di molte antiche medaglie e alcune occulte inscrizioni "  ( 1 )

 

Hieroglyphica

Ma lo scopo principale dell'autore fu quello di scrivere con ogni diligenza, gli occulti significati delle lettere dei Sacerdoti Egizi, " ma per maggiore utilità e ornamento si dilatò nel dichiarare molti altri segreti e misteri occulti ".
" I Profeti sacri, gli Apostoli Santi e il Redentore n/s Cristo Gesù, nei loro ragionamenti e nelle loro predicazioni si servirono dei proverbi, di figure e di parabole e molte di queste simili maniere di dire furono dal dottissimo Pierio interpretate. Da questi commentari Pitagora, Platone e molti altri uomini illustrissimi, lasciando le proprie patrie partirono per apprenderele profondissime scienze  dagli Egizi, i quali le occultarono sotto quelle acutissime loro invenzioni e scoprirono che il parlare geroglifico significasse dichiarazione o manifestazioni della natura, delle cose umane e divine ".
In Valeriano i geroglifici si fondano col simbolismo dei lapidari e dei bestiari medioevali, e del Physiologus, raccolte di simbili desunti dalla vita degli animali, di provenienza alessandrina: la cicogna che stringe un sasso nelle zampe simbolo dell'uomo vigile che si guarda dai nemici; la fenice che risorge dalle ceneri simbolo della resurrezione; Il pellicano che s'apre il petto per nutrire i piccoli simbolo dell' Eucarestia.
Cogliamo la parte più entusiasmante del trattato di Pierio che ci ricollega al dipinto del Tiziano già più volte citato. ( vedi articoli precedenti ) Il trattato ricorda due volte il mostro di Serapide: una, al capitolo Sol, ( 2 ) dove il passo di Macrobio è riportato per esteso e il dio del Sole è raffigurato in una forma ultraegizia perchè presenta le tre teste d'animale sulle spalle del suo stesso corpo nudo; l'altra al capitolo Prudentia dove l'eccellentissimo autore spiega che essa  non solo indaga il presente, ma riflette anche sul passato e il futuro.

Note:
(1) Questa citazione e le due che seguono sono tratte dal Trattato di Pierio Valeriano, " nota ai lettori ", introduzione agli Hieroglyphica, Venezia 1602.
(2) vedi pag. 469 del Trattato di Pierio, Venezia 1602.

N.B. Una copia del libro è conservata presso la Biblioteca Provinciale di Foggia " La Magna Capitana ". Purtroppo non è on line.

13 aprile 2011